Il 28 marzo, un violento terremoto di magnitudo 7,7 ha devastato il Myanmar, con epicentro nei pressi di Mandalay, la seconda città più grande del Paese.
Il sisma, il più forte registrato al mondo dopo quello che ha colpito Turchia e Siria nel 2023, ha causato oltre 1.700 morti e almeno 3.400 feriti. Il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente, dato che molte persone risultano ancora disperse.
di Chiara De Santis
L’onda sismica ha avuto ripercussioni anche nei Paesi vicini, come Bangladesh, Laos, Cina e Thailandia, dove sono stati avvertiti forti tremori. Gli ospedali del Myanmar sono al collasso a causa dell’afflusso di feriti, mentre migliaia di famiglie hanno trovato rifugio in monasteri, campi sportivi e altri spazi aperti per paura di nuove scosse.
Il governo birmano ha dichiarato lo stato di emergenza in sei regioni particolarmente colpite: Sagaing, Mandalay, Magway, Bago, Shan e Naypyidaw.
Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie stanno cercando di fornire aiuti urgenti, tra cui cibo, acqua potabile, rifugi e assistenza sanitaria.
Tuttavia, le difficoltà di accesso alle zone colpite stanno rallentando le operazioni di soccorso.
La Thailandia, che ospita circa 3,9 milioni di migranti, in gran parte provenienti dal Myanmar, sta affrontando anch’essa gravi difficoltà.
A Bangkok, numerose famiglie di lavoratori migranti sono state costrette a spostarsi in rifugi temporanei sovraffollati, con scarsa assistenza medica e servizi igienici inadeguati.
Le organizzazioni umanitarie sono impegnate nel fornire kit di beni essenziali, denaro per l’acquisto di generi di prima necessità e supporto psicologico per i bambini colpiti dal trauma.
Last modified: Marzo 31, 2025