Verona (domenica, 23 marzo 2025) — Il commercio al dettaglio a Verona sta affrontando una crisi significativa. La città scaligera si colloca al 61° posto nella classifica nazionale dei Comuni con il maggiore calo di attività commerciali dal 2012 al 2024, registrando una riduzione del 23,3%. Questi dati emergono dall’Osservatorio sulla demografia d’impresa, curato da Confcommercio e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne.
di Chiara De Santis
Negli ultimi dodici anni, il numero di negozi al dettaglio a Verona è diminuito drasticamente. Fuori dal centro storico, le attività commerciali sono passate da 1.648 nel 2012 a 1.209 nel 2024, mentre nel cuore della città il calo è stato altrettanto evidente: da 713 a 565 nello stesso periodo. Tuttavia, in controtendenza, alberghi, bar e ristoranti continuano a crescere sia nel centro che nelle periferie.
Secondo Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona, la crisi del commercio al dettaglio è dovuta a molteplici fattori: l’inflazione in aumento, gli affitti elevati, la riduzione dei consumi, la difficoltà nel reperire personale e la concorrenza sempre più forte dell’e-commerce. Questi elementi hanno portato alla progressiva scomparsa delle botteghe tradizionali, incidendo negativamente sulla vitalità urbana e sul tessuto sociale.
Il direttore generale di Confcommercio Verona, Nicola Dal Dosso, avverte che la desertificazione commerciale non ha solo ripercussioni economiche, ma anche sociali e urbanistiche. La chiusura delle attività di vicinato riduce la vivibilità dei quartieri, aumenta la percezione di insicurezza e mina la coesione sociale, trasformando progressivamente il volto della città.
Per contrastare questa crisi, Confcommercio ha lanciato il progetto “Cities”, finalizzato alla riqualificazione economica e urbana attraverso diverse iniziative:
- Rigenerazione urbana, con interventi mirati per riqualificare quartieri e spazi pubblici.
- Mobilità sostenibile, con soluzioni innovative per ridurre traffico e inquinamento.
- Patti locali per il rilancio commerciale, favorendo accordi tra Comuni e proprietari per calmierare i canoni di locazione.
- Gestione partecipata della città, incentivando il coinvolgimento di imprese e cittadini nella valorizzazione degli spazi urbani.
- Innovazione tecnologica, attraverso l’uso dei Big Data per monitorare i flussi pedonali e migliorare la pianificazione commerciale.